Dal 2021 tutti i nuovi edifici in Italia devono essere NZEB, “a energia quasi zero”, e sempre più ristrutturazioni profonde puntano allo standard Passivhaus. In entrambi i casi le finestre non sono un dettaglio: sono l’elemento dell’involucro con la trasmittanza più alta e quindi quello che, se sbagliato, compromette l’intero bilancio energetico. Una casa passiva con finestre mediocri non è una casa passiva. Questa guida spiega quali requisiti devono avere i serramenti, come si scelgono profilo e vetro, e perché la posa conta quanto il prodotto.
NZEB e Passivhaus: le due soglie
L’edificio NZEB, secondo la direttiva europea e il DM 26 giugno 2015, deve avere un fabbisogno energetico molto basso coperto in misura significativa da fonti rinnovabili. Per i serramenti i limiti di trasmittanza nelle zone climatiche D-F sono Uw 1,4-1,0 W/(m²K): sono i limiti di legge, e un buon serramento standard li rispetta.
Lo standard Passivhaus, definito dal Passivhaus Institut di Darmstadt, è molto più esigente: fabbisogno per riscaldamento sotto 15 kWh/m² anno, tenuta all’aria n50 sotto 0,6 ricambi/ora, e per le finestre un valore Uw installato (compresa la posa) non superiore a 0,85 W/(m²K), con temperatura superficiale interna minima di 17 gradi. I componenti “certificati Passivhaus” hanno Uw sotto 0,8 sulla finestra di riferimento e sono testati anche per il ponte termico di installazione.
Tra NZEB e Passivhaus c’è una zona intermedia, sempre più diffusa, di edifici ad alte prestazioni che non cercano la certificazione ma adottano i suoi criteri: Uw 0,8-0,9, triplo vetro, posa nel cappotto. È il target realistico per la maggior parte delle nuove costruzioni di qualità e delle ristrutturazioni profonde.
Il profilo: profondità, camere e materiale
Per raggiungere Uw sotto 0,85, il telaio deve avere Uf intorno a 1,0 o meno. Nei profili in PVC questo richiede profondità di 82-90 mm, 6-7 camere e, spesso, camere riempite con schiuma isolante o inserti in materiale composito al posto dei rinforzi in acciaio. I sistemi certificati Passivhaus in PVC includono Salamander bluEvolution 82 (Uf 0,94), REHAU Geneo con RAU-FIPRO (Uf 0,79 nella versione con schiuma), VEKA Softline 82 e Alphaline 90. Anche VEKA Softline 76 MD raggiunge Uw sotto 0,85 con il vetro giusto, pur non essendo certificato.
L’eliminazione del rinforzo in acciaio è la chiave: l’acciaio nel profilo è un ponte termico interno che alza Uf di 0,1-0,2. I profili in composito fibra di vetro (RAU-FIPRO) o con rinforzi in materiale isolante mantengono la rigidità senza il ponte termico. Per questo i sistemi più performanti sono spesso quelli con tecnologia composita.
L’alluminio a taglio termico raggiunge lo standard passivo solo con profili molto profondi (85-100 mm), barrette isolanti da 40-50 mm e schiume nelle camere: sistemi esistenti ma costosi, riservati ai progetti dove l’alluminio è un requisito estetico o dimensionale. Il legno-alluminio è una valida alternativa nella fascia alta.
Il vetro: triplo, ma con il g giusto
Il triplo vetro è obbligatorio: con Ug 0,5-0,7 è l’unico che permette Uw sotto 0,85. La composizione tipica è 4/16/4/16/4 con argon e due lastre basso-emissive (Ug 0,6), o 4/12/4/12/4 con krypton (Ug 0,5) dove lo spessore è limitato. La canalina warm-edge è indispensabile: con canalina in alluminio il ponte termico del bordo vanifica il vantaggio del vetro.
Il parametro su cui si gioca la progettazione è il fattore solare g, la quota di energia solare che attraversa il vetro. In una casa passiva gli apporti solari gratuiti coprono una parte importante del fabbisogno invernale: a sud servono vetri con g alto (0,50-0,60), che lasciano entrare il sole. A nord il g conta poco e si può privilegiare Ug. A est e ovest, dove il sole estivo è basso e difficile da schermare, servono g più bassi (0,35-0,45) o schermature esterne mobili. Un progettista esperto specifica il vetro facciata per facciata, e un produttore con vetreria interna può fornire composizioni diverse per lo stesso ordine.
La posa: il ponte termico di installazione
Nella casa passiva la finestra si posa nel piano del cappotto, non nel muro. Il telaio viene montato a filo esterno della muratura, su un controtelaio in materiale isolante (poliuretano ad alta densità, Purenit, XPS strutturale), e il cappotto risvolta sul telaio coprendone 3-5 cm. In questo modo il telaio è avvolto dall’isolante e il ponte termico Psi di installazione scende a 0,02-0,04 W/(mK), contro 0,10-0,15 di una posa tradizionale nel mezzo del muro.
Il giunto è sigillato con nastri: barriera al vapore sul lato interno, nastro impermeabile e traspirante sul lato esterno, schiuma o nastro precompresso nel mezzo. La tenuta all’aria del giunto viene verificata con il blower door test, obbligatorio per la certificazione: una casa passiva non ammette spifferi, e le finestre sono i punti critici del test.
Il davanzale esterno deve essere a taglio termico o posato sull’isolante, mai in contatto diretto con la muratura sotto il telaio. Il davanzale interno in pietra che attraversa il muro è uno degli errori più comuni: crea un ponte termico lineare che annulla il beneficio del cappotto proprio sotto la finestra.
Cassonetti, oscuranti e ventilazione
Il cassonetto tradizionale della tapparella è incompatibile con lo standard passivo: è un buco nell’involucro. Le soluzioni sono cassonetti termoisolati certificati (Uw del cassonetto sotto 0,8, tenuta all’aria testata), tapparelle o frangisole esterni con cassonetto esterno al cappotto, o persiane e scuri senza cassonetto. Le schermature solari esterne mobili sono comunque necessarie in Italia per il controllo estivo: una casa passiva senza ombreggiamento a sud e ovest si surriscalda.
La ventilazione meccanica controllata con recupero di calore (VMC) è parte integrante del sistema: in una casa così ermetica il ricambio d’aria non può dipendere dall’apertura delle finestre. Le finestre apribili restano per l’estate e le mezze stagioni, ma il ricambio invernale passa dalla VMC, che recupera l’80-90% del calore dell’aria espulsa.
Dimensioni e orientamento delle aperture
In una casa passiva la superficie vetrata non è casuale. La regola generale è vetrate ampie a sud (fino al 30-40% della facciata), moderate a est e ovest, minime a nord. Le finestre a nord, per quanto isolanti, sono sempre elementi disperdenti: si limitano alle esigenze di luce e ventilazione. Le grandi vetrate a sud richiedono profili con Uw eccellente proprio perché la superficie è grande, e vetri con g alto per massimizzare gli apporti invernali.
Le dimensioni influenzano anche Uw: le finestre grandi hanno Uw più basso (il vetro pesa di più del telaio), quelle piccole più alto. Per questo nelle case passive si preferiscono poche finestre grandi a molte piccole, e si evitano i traversi e i montanti intermedi che aggiungono telaio.
Ristrutturare verso lo standard passivo: è possibile
Lo standard EnerPHit, la versione Passivhaus per le ristrutturazioni, riconosce che negli edifici esistenti alcuni vincoli non si possono superare e fissa limiti leggermente meno severi: fabbisogno di riscaldamento sotto 25 kWh/m² anno e Uw installato sotto 0,85. Nelle ristrutturazioni profonde con cappotto esterno, le finestre vengono spostate a filo esterno per posarle nell’isolante: significa allargare il vano verso l’esterno o usare controtelai a sbalzo. È un intervento più invasivo della posa in sovrapposizione ma è l’unico che elimina il ponte termico di installazione.
Quando il cappotto esterno non è possibile (facciate vincolate, condomìni), si ricorre all’isolamento interno e le finestre restano nella posizione originale, con posa a filo interno e isolamento del vano. Le prestazioni sono inferiori alla posa nel cappotto ma comunque molto migliori di una posa tradizionale, e i serramenti restano gli stessi: profilo certificato e triplo vetro.
Certificazioni e documentazione
Per la certificazione Passivhaus o per il calcolo NZEB il progettista ha bisogno, per ogni serramento, di: Uf del profilo con il rapporto di prova, Ug e g del vetro, Psi della canalina, Psi di installazione per il dettaglio di posa previsto, e il calcolo di Uw per le dimensioni reali. I sistemisti tedeschi (VEKA, REHAU, Salamander) forniscono questi dati per i loro profili, incluse le schede per il PHPP. Il produttore del serramento li combina con i dati della vetreria e rilascia la documentazione per l’ordine. Chiedere questi documenti già in fase di preventivo è il modo più semplice per capire se il fornitore è attrezzato per questo tipo di progetto.
Il mercato italiano dei serramenti per case passive è cresciuto molto negli ultimi anni, e oggi non è più necessario importare finestre dall’Austria o dalla Germania: produttori con stabilimenti industriali, sistemi tedeschi certificati e vetreria interna forniscono serramenti con Uw sotto 0,8 a prezzi competitivi, con documentazione completa e assistenza in italiano. La differenza rispetto a dieci anni fa è che le prestazioni da casa passiva sono diventate accessibili anche per le ristrutturazioni di edifici comuni.
Costi e ritorno
Una finestra per casa passiva (profilo 82 mm certificato, triplo vetro argon warm-edge, ferramenta ROTO NX) costa il 25-40% in più di una finestra standard con doppio vetro. Su una casa di 150 m² con 25 m² di finestre, il sovrapprezzo è di 3.000-5.000 euro. Il risparmio energetico rispetto a un edificio a norma di legge è del 60-80% sul riscaldamento, che con una pompa di calore si traduce in 400-700 euro all’anno. Ma il vero ritorno è nel comfort: temperatura uniforme in ogni stanza, nessuna corrente fredda vicino alle finestre, nessuna condensa, silenzio. Chi vive in una casa passiva non torna indietro.
Per chi progetta o ristruttura, la scelta del produttore di serramenti va fatta presto, in fase di progetto: la posa nel cappotto richiede il coordinamento tra serramentista, cappottista e progettista fin dai dettagli costruttivi. Un produttore che lavora sistemi certificati e che fornisce i valori Uw calcolati per ogni misura, con la documentazione per il calcolo del PHPP o del bilancio energetico, è il partner giusto per questo tipo di edificio.


Leave a Reply